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	<title>Andrea Ceccherini, Autore a Firenze.News  - Attività - Recensioni - Eventi</title>
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	<description>Un blog che cerca, semplicemente, di dare risalto a quelle piccole curiosità di Firenze.</description>
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		<title>Il corridoio vasariano di Firenze</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Oct 2025 21:47:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il corridoio, che prende il nome dall’architetto rinascimentale che lo ha progettato, Giorgio Vasari, è un passaggio ad uso privato della famiglia Medici, che collega Palazzo Vecchio, sede dei priori e cuore della vita politica fiorentina, Palazzo Pitti, residenza abituale della famiglia e la Galleria degli Uffizi, sottolineando così lo stretto legame ideologico tra i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il corridoio, che prende il nome dall’architetto rinascimentale che lo ha progettato, Giorgio Vasari, è un passaggio ad uso privato della famiglia Medici, che collega Palazzo Vecchio, sede dei priori e cuore della vita politica fiorentina, Palazzo Pitti, residenza abituale della famiglia e la Galleria degli Uffizi, sottolineando così lo stretto legame ideologico tra i tre edifici simbolo del potere mediceo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta di un percorso aereo, sopraelevato rispetto al piano stradale di circa un chilometro di estensione sopra la città, consentendo sguardi inediti sullo svolgimento della vita giornaliera nel centro storico di Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Progettato e realizzato da Vasari nel 1565, il corridoio fu commissionato da Cosimo I dei Medici; portato a termine in meno di sei mesi di lavoro, fu inaugurato lo stesso anno in occasione dei festeggiamenti delle nozze del principe Francesco I dei Medici, figlio di Cosimo e Eleonora di Toledo, con Giovanna d’Austria.</p>
<p style="text-align: justify;">Il percorso inizia all’interno della Sala Verde di Palazzo Vecchio, stanza della moglie di Cosimo I, con una scala che conduce al portico sopra il Lungarno Anna Maria Luisa dei Medici, attraversa l’Arno su Ponte Vecchio, sopra le botteghe degli orafi, gira intorno alla torre dei Mannelli, percorre Via Guicciardini, passando sulla chiesa di Santa Felicita, dove è presente un piccolo terrazzino dal quale la famiglia Medici poteva assistere alla funzione senza essere vista, per poi giungere nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti.</p>
<p style="text-align: justify;">Originariamente, il corridoio vasariano era cosparso di autoritratti, che nel 2021 confluiscono in una sala a loro dedicata all’interno degli Uffizi, sostituiti da un lapidario di busti e sculture di epoca romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1900, nella parte sopra Ponte Vecchio, furono aperte da Mussolini le tre finestre posizionate sulle tre grandi arcate, durante un incontro con Hitler in quel punto del passaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, il corridoio rappresenta un percorso artistico significativo tra gli Uffizi e Palazzo Pitti, concepibile come un unico corpo edilizio che collega due organi vitali per la città di Firenze, che essendo aperto a un numero limitato di visitatori, esula dai classici percorsi di esposizione museale, acquisendo un fascino del tutto particolare.</p>
<p style="text-align: left;"><em>Corridoio Vasariano, Firenze, architettura rinascimentale, Uffizi, Arno, Duomo di Firenze, Palazzo Vecchio, galleria coperta, archi, prospettiva, panorama, Toscana, Italia, arte, storia, turismo</em></p>
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		<title>Giardino dell&#8217;Iris a Firenze &#124; piazzale Michelangelo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Oct 2022 11:46:03 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Un giardino delle meraviglie a Firenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni anno, nei pressi del Piazzale Michelangelo, il Giardino dell&#8217;Iris è aperto gratuitamente al pubblico per un mese, nel pieno della stagione della fioritura dell&#8217;iris. Il giardino è stato creato nel 1954 per ospitare un concorso per le migliori varietà di Iris ed è unico in Europa. Il Giardino dell&#8217;Iris offre un paesaggio bellissimo. Grazie [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ogni anno, nei pressi del Piazzale Michelangelo, il <strong>Giardino dell&#8217;Iris</strong> è aperto gratuitamente al pubblico per un mese, nel pieno della stagione della fioritura dell&#8217;iris. Il giardino è stato creato nel 1954 per ospitare un concorso per le migliori varietà di Iris ed è unico in Europa.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1160" src="https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031.jpg" alt="" width="2048" height="1536" srcset="https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031.jpg 2048w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-230x173.jpg 230w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-1024x768.jpg 1024w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-200x150.jpg 200w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-768x576.jpg 768w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-1536x1152.jpg 1536w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-696x522.jpg 696w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-1068x801.jpg 1068w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-560x420.jpg 560w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-80x60.jpg 80w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2022/10/2020-05-031-265x198.jpg 265w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Il <strong>Giardino dell&#8217;Iris</strong> offre un paesaggio bellissimo. Grazie alla sua posizione sulle colline sopra la città, offre una vista spettacolare su Firenze. Durante la stagione della fioritura, gli iris trasformano il giardino in un tappeto di fiori colorati. Grande di quasi tre ettari, il giardino è composto da moltissime specie di iris dalle più rare alle più comuni. Le più diffuse nel giardino sono le iridi alte con l&#8217;iride intermedia, la bordura e le iridi nane. Le specie presenti nel giardino non sono solo fiorentine ma grazie a numerose donazioni vengono piantate nel giardino specie provenienti da tutto il mondo. Tra le specie “straniere” i visitatori possono ammirare iris della California, Sibirica, Spuria e molti altri.</p>
<p><strong>https://it-it.facebook.com/GiardinoDelliris/</strong></p>
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<p><em>Giardino dell&#8217;Iris Firenze piazzale Michelangelo, Giardino dell&#8217;Iris Firenze, Orto Botanico d&#8217;Italia Giardino Iris, La fioritura del Giardino dell&#8217;Iris a Firenze, Un giardino delle meraviglie a Firenze, Iris Garden in Florence, Flowering of the Iris Garden in Florence, The Iris Garden in Florence</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lorenzo Crocetti a SuperNews: “Italiano può aprire un nuovo ciclo con la Fiorentina. Cittadella il mio rimpianto. Vi parlo della mia Florenz Soccer Academy”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 07:44:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>SuperNews ha intervistato Lorenzo Crocetti, ex attaccante, tra le tante, di Fiorentina, Perugia, Cittadella, Varese, Siena, Siracusa, Gubbio, Lecco. Con circa 300 presenze nel professionismo e più 500 presenze totali, l’ex giocatore di Bagno a Ripoli ha vinto il campionato di Serie C2 con il Pergocrema nel 2007/2008 e con il Varese nel 2008/2009, così [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>SuperNews ha intervistato <strong>Lorenzo Crocetti</strong>, ex attaccante, tra le tante, di <strong>Fiorentina, Perugia, Cittadella, Varese, Siena, Siracusa, Gubbio, Lecco. </strong>Con circa <strong>300 presenze</strong> nel professionismo e più 500 presenze totali, l’ex giocatore di Bagno a Ripoli ha vinto il campionato di Serie C2 con il Pergocrema nel 2007/2008 e con il Varese nel 2008/2009, così come ha ottenuto la promozione in Serie C con la maglia del Siena nel 2014/2015 e con quella del Gubbio nel 2015/2016. Crocetti era considerato una promessa del nostro calcio, che ha avuto la sfortuna di indossare la maglia della Viola in un anno complicato, nel 2002, l’anno del <strong>fallimento della società</strong>. Crocetti ripercorre le tappe della sua carriera, svelando anche un piccolo rimpianto legato al <strong>Cittadella,</strong> di cui è stato giocatore nel 2005. Ritiratosi lo scorso anno, attualmente Crocetti allena presso la sua scuola di calcio privata: la <strong>Florenz Soccer Academy</strong>.</p>
<p><strong>Lorenzo, intraprendere la carriera da calciatore è stato un percorso naturale per te?<br />
</strong>Sì, è stato facile e naturale. Quando eravamo piccoli, tutti giocavamo a calcio. Già all’età di 3-4 anni avevo sempre la palla tra i piedi. Avevo sviluppato una grande passione per questo sport, e si vedeva anche che ero molto portato. A 5 anni sono andato a giocare nella squadra del mio paese, Bagno a Ripoli, e nell’estate del 1993, quando avevo 10 anni, mi ha preso la Fiorentina. Così è iniziata la mia avventura.</p>
<p>Continua a leggere, INTERVISTA COMPLETA E FONTE: <a href="https://news.superscommesse.it/interviste-personaggi-famosi/2021/09/lorenzo-crocetti-a-supernews-con-italiano-per-la-fiorentina-linizio-di-un-nuovo-ciclo-un-rimpianto-cittadella-vi-parlo-della-mia-florenz-soccer-academy-459809/">https://news.superscommesse.it/interviste-personaggi-famosi/2021/09/lorenzo-crocetti-a-supernews-con-italiano-per-la-fiorentina-linizio-di-un-nuovo-ciclo-un-rimpianto-cittadella-vi-parlo-della-mia-florenz-soccer-academy-459809/</a></p>
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		<title>Fabio Strinati &#8220;Toscana – Venezia solo andata&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Oct 2020 11:24:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ uscito da pochissimi giorni “Toscana – Venezia solo andata“, edito da Calibano Editore, una deliziosa raccolta poetica dello scrittore ed esperantista marchigiano Fabio Strinati. L&#8217;intera raccolta poetica, è dedicata all’attrice Mirella D’Angelo. (Copertina originale: Flavio Berti. Prefazione Zairo Ferrante. Postfazione: Rocco Rosignoli). Breve introduzione del libro. “Un giovane poeta s’innamora perdutamente del suo viaggio. Un sentiero che lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E’ uscito da pochissimi giorni “<em><strong>Toscana – Venezia solo andata</strong></em>“, edito da Calibano Editore, una deliziosa raccolta poetica dello scrittore ed esperantista marchigiano <strong>Fabio Strinati.</strong> L&#8217;intera raccolta poetica, è dedicata all’attrice <strong>Mirella D’Angelo. </strong>(Copertina originale: Flavio Berti. Prefazione Zairo Ferrante. Postfazione: Rocco Rosignoli).</p>
<p style="text-align: justify;">Breve introduzione del libro. “Un giovane poeta s’innamora perdutamente del suo viaggio. Un sentiero che lo porterà a scrutare, col binocolo della curiosità, luoghi e paesaggi pregni di natura e di Storia. Luoghi osservati con minuziosità, attraverso gli occhi di chi è appassionatamente stregato, a tratti, dal proprio flebile peregrinare. Una silloge poetica che, come un lungo diario di viaggio, tanto assomiglia a una storia vissuta in solitaria, all’interno di un percorso completamente assorto che, con naturalezza, sfocia in immagini nella mente dell’autore”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://www.amazon.it/Toscana-Venezia-solo-andata-Fabio-Strinati/dp/8894992713"><strong>https://www.amazon.it/Toscana-Venezia-solo-andata-Fabio-Strinati/dp/8894992713 </strong></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Firenze e La ruota degli Innocenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Aug 2019 15:14:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Probabilmente sono rimasti in pochi a conoscere l’esistenza della cosiddetta <em>Ruota degli Innocenti</em>, o <em>Ruota degli Esposti</em>, non più in funzione da circa due secoli, che si trova nel centro storico della città di Firenze, in Piazza SS. Annunziata, accanto all’edificio in cui oggi si trova il Museo degli Innocenti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Si tratta di una piccola struttura circolare, a forma di ruota, dove in passato venivano deposti i neonati (gli “esposti”) le cui famiglie erano impossibilitate a prendersi cura di loro, affidandoli alle mani della chiesa e, molto spesso, alla provvidenza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em><a href="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Ruota4.jpg"><img decoding="async" class=" wp-image-1077 alignleft" src="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Ruota4.jpg" alt="" width="264" height="273" srcset="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Ruota4.jpg 531w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Ruota4-222x230.jpg 222w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Ruota4-405x420.jpg 405w" sizes="(max-width: 264px) 100vw, 264px" /></a>In primis</em>, occorre considerare come questo fenomeno ha radici molto più antiche di quel che si possa credere, dal momento che nell’antichità l’abbandono era una pratica legalizzata e ampiamente utilizzata. Le cause che spingevano una madre ad abbondare il proprio figlio erano le più svariate, come ad esempio l’estrema povertà in cui versava la classe meno abbiente, oppure una malformazione fisica del neonato e la parallela assenza di adeguate strutture di ricovero. Per i piccoli abbandonati, il destino non era per nulla felice: i più fortunati erano adottati da famiglie facoltose che potevano prendersi cura di loro, altri venivano destinati alla schiavitù o alla prostituzione.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Presso gli antichi romani, il bambino era considerato oggetto di proprietà del padre, quindi in totale balia del volere del capofamiglia, il quale poteva procedere al mancato riconoscimento del figlio attraverso l’<em>expositio</em>, ossia letteralmente l’esposizione del piccolo al di fuori della porta di casa.</span></p>
<p><a href="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Routa3.jpg"><img decoding="async" class="size-full wp-image-1076" src="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Routa3.jpg" alt="" width="768" height="1024" srcset="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Routa3.jpg 768w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Routa3-173x230.jpg 173w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Routa3-696x928.jpg 696w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Routa3-315x420.jpg 315w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con l’introduzione della religione cristiana, la rivalutazione della sacralità della vita ha reso necessario un intervento immediato, al fine di proteggere gli infanti abbandonati. Nel 529 Giustiniano, nel suo <em>Corpus Iuris Civilis</em>, promosse delle leggi a protezione degli esposti, in cui il bambino cessava di essere proprietà del padre e diventava persona giuridica a tutti gli effetti. Nascevano così le prime strutture destinate all’accoglienza dei bambini abbandonati, con asili e brefotrofi annessi. Merita considerare una forma particolare di abbandono che si presentò in epoca medioevale, ovverossia l’oblazione: i bambini oblati erano abbandonati in prossimità di luoghi religiosi affinché potessero intraprendere la vita monacale. Rispetto alla classica esposizione, dove il neonato veniva lasciato in balia del freddo o degli animali selvatici, oltre che della cattiveria umana, l’oblazione rappresentava la migliore forma di abbandono a cui i bambini potevano andare incontro, evitando loro tutti i rischi dell’esposizione, compresa la morte.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In generale, di fronte alle pratiche di abbandono, la chiesa medioevale non prese alcuna posizione chiara in merito: si trattava di fenomeni talmente radicati all’interno della società da non poter essere sradicati dalla morale ecclesiastica; pertanto non restava altro da fare che cercare di gestirli nel miglior modo possibile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel XVIII e XIX secolo, il fenomeno dell’abbandono aumentò vertiginosamente, a causa dell’aumento delle nascite al di fuori del matrimonio, un fenomeno che colpì principalmente le classi popolari. Inoltre, le drammatiche condizioni economiche in cui versava gran parte della popolazione, costrinsero moltissime giovani donne a prendere la triste decisione di abbandonare il proprio bambino.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Qualche volta l’abbandono non avveniva in forma anonima, come previsto dall’esposizione, ma sempre più spesso le madri lasciavano insieme al bambino segni o oggetti che facilitassero il loro riconoscimento per un eventuale tentativo di ricongiungimento futuro, in situazioni economiche più favorevoli. Alcuni di questi oggetti, come bracciali e ciondoli, sono oggi conservati nel Museo degli Innocenti.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Fino al XIX secolo, i bambini non desiderati venivano abbandonati alla <em>Ruota degli Esposti</em>, una struttura in legno, di forma cilindrica, formata da due parti, una interna e una esterna, che permetteva di lasciare il neonato in totale anonimato, avvisando tramite una campanella esterna la presenza del bambino. La prima ruota fu costruita in Francia su volontà di Guido da Montpellier nel 1170. A causa del suo enorme successo, accompagnato all’indignazione per i numerosi cadaveri di neonati trovati nelle reti dei pescatori nel Tevere, papa Innocenzo III nel 1198 fece costruire la medesima struttura a Roma, nell’Ospedale di Santo Spirito, munito di asilo e brefotrofio per il baliatico.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nella seconda metà del 1800, tuttavia, sorgevano i primi interrogativi dell’opinione pubblica riguardo all’effettiva sicurezza della ruota. L’elemento che diede origine a tali perplessità fu l’elevata mortalità infantile durante l’esposizione e all’interno delle strutture di accoglienza. Le cause erano dovute soprattutto alle scarse norme igieniche, al dilagare delle malattie come la sifilide, alla malnutrizione e al sovraffollamento delle strutture di accoglienza.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alle numerose richieste di abolizione della ruota, i cui sostenitori insistevano sui rischi dell’esposizione e sull’importanza della presenza materna per il bambino, non mancarono voci contrarie alla soppressione di tale pratica. La questione si risolse a favore dell’abolizione della ruota; una dopo l’altra, le ruote delle principali città italiane furono soppresse. La <em>Ruota degli Esposti</em> di Firenze rimase attiva fino al 1875.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Alla ruota medioevale, oggi si è sostituita la<em> culla salvavita</em>, una versione moderna e tecnologicamente avanzata della ruota antica, che, lungi dal voler rappresentare un ritorno alla drammaticità dell’esposizione, dimostra la sua attuale utilità nel tentativo di trovare soluzioni in grado di tutelare la vita umana attraverso l’individuazione di strumenti all’avanguardia per prevedere le situazioni di abbandono a rischio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Un esempio è offerto dal Progetto <em>Ninnaoh</em> dell’Ospedale di Careggi a Firenze, nato nel 2008 e che prevede l’installazione di una culla termica in un locale attiguo alla struttura ospedaliera, assicurando l’anonimato della persona che vi depone il neonato e l’immediata assistenza medica per il bambino.</span></p>
<p><em>ruota innocenti Firenze , ruota degli esposti Firenze , fenomeno abbandono neonati Firenze antica , strutture accoglienza neonati Firenze , piazza San Marco Firenze , piazza SS. Annunziata Firenze , ruota centro Firenze , museo innocenti centro Firenze , asili e ospedali Firenze antica , condizioni sociali Firenze antica , ruota medievale a Firenze , culla salvavita Firenze , progetto ninnaoh Firenze , ospedale Careggi Firenze, neonati e famiglie Firenze antica , immagine della famiglia Firenze medievale.</em></p>
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		<title>Palazzo Medici Riccardi e la prima rappresentazione della Mandragola di Machiavelli</title>
		<link>https://firenze.news/palazzo-medici-riccardi-e-la-prima-rappresentazione-della-mandragola-di-machiavelli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2019 14:13:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Palazzo Medici Riccardi, situato all’inizio di Via Cavour, a due passi da Piazza del Duomo, è considerato uno dei maggiori simboli dell’influenza politica e culturale della Signoria medicea. Commissionato da Cosimo il Vecchio nel 1450, fu originariamente realizzato come dimora per ospitare la famiglia dei Medici, oltre a svolgere un’importante funzione pubblica, con lo scopo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Palazzo Medici Riccardi, situato all’inizio di Via Cavour, a due passi da Piazza del Duomo, è considerato uno dei maggiori simboli dell’influenza politica e culturale della Signoria medicea.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Commissionato da Cosimo il Vecchio nel 1450, fu originariamente realizzato come dimora per ospitare la famiglia dei Medici, oltre a svolgere un’importante funzione pubblica, con lo scopo di accogliere i più illustri personaggi dell’epoca. Infatti, il Palazzo era sede di abituale frequentazione da parte del circolo neoplatonico, composto dai più eminenti intellettuali e umanisti di Firenze, come Poliziano e Pico della Mirandola. Ben presto, l’abitazione medicea divenne uno tra più importanti centri culturali della città.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Il progetto venne affidato in un primo momento al Brunelleschi, artista di vastissima fama e particolarmente apprezzato nell’ambiente intellettuale fiorentino; tuttavia, a causa della magnificenza stilistica propria del Brunelleschi, Cosimo stesso preferì non attirare sulla famiglia Medici l’invidia dei nobili e potenti, e affidare così il progetto all’architetto Michelozzo di Bartolomeo Michelozzi, dallo stile più semplice e lineare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La semplicità della facciata principale è movimentata dalle finestre a bifora, che presentano dimensioni differenti in base ai differenti piani del Palazzo; le cornici delle bifore, infatti, sono più larghe man mano che si sale, in modo da creare un effetto complessivamente più armonioso, bilanciando le diverse altezze dei piani, e al tempo stesso dare maggior risalto al piano nobile.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Rispecchiando i fondamentali canoni architettonici dei complessi rinascimentali, il Palazzo rappresenta l’ideale di abitazione nobiliare del Cinquecento, imponente ed elegante nella sua austera sobrietà, senza essere particolarmente pretestuoso. Il Palazzo presenta una forma cubica, sviluppata intorno ad un cortile centrale di forma quadrata. Il cortile interno, detto cortile Michelozzo dal nome dell’architetto che lo ha progettato, segue la tipica impostazione rinascimentale, caratterizzata da elementi classici, come le colonne e i capitelli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Le pareti interne presentano molteplici decorazioni; tra le più importanti ricordiamo quelle che affrescano la Cappella dei Magi, realizzata nel 1459.</span></p>
<p><a href="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1072" src="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3.jpg" alt="" width="1000" height="649" srcset="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3.jpg 1000w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3-230x149.jpg 230w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3-768x498.jpg 768w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3-696x452.jpg 696w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/08/Palazzo-Riccardi3-647x420.jpg 647w" sizes="auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1494, a seguito di una sommossa da parte del popolo fiorentino in nome della nuova Repubblica, i Medici furono allontanati da Firenze, e il Palazzo confiscato dal nuovo governo repubblicano, che si impossessò di molte opere d’arte che vi si trovavano, come ad esempio il David di Michelangelo, portato a Palazzo Vecchio. Con il crollo, nel 1512, della Repubblica, e il ritorno della Signoria a Firenze, la famiglia Medici si riappropriò del Palazzo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo il susseguirsi di numerosi passaggi di eredità tra i discendenti della famiglia medicea, ritenuto troppo solenne ed austero, nel 1659 il Palazzo fu venduto  al marchese Riccardi, un eminente banchiere fiorentino che godeva dell’amicizia e simpatia dei Medici. Il nuovo proprietario decise di ristrutturarne gli interni e di ampliare notevolmente le dimensioni della lunghezza, così che il Palazzo perse la sua iniziale struttura quadrata per assumere l’odierna struttura a forma rettangolare. Nonostante i molteplici cambiamenti apportati all’interno, venne comunque conservata la tipica morfologia architettonica del XV e XVI secolo, probabilmente come segno di rispetto della famiglia Riccardi verso i precedenti proprietari.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">A causa di un rapido declino economico della famiglia, nel 1814 il Palazzo fu ceduto al demanio, e dal 1874 appartiene alla Provincia di Firenze, come sede del Consiglio.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1939, il piano terra fu riservato ad un Museo, rimasto attivo fino al 1966 quando, a seguito di una violenta alluvione, per motivi di sicurezza non venne più ripristinato.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Una curiosità che investe la storia e le vicende avvenute all’interno del Palazzo riguarda un evento di cronaca cinquecentesca: qui, nel 1518, fu inscenata per la prima volta la <em>Mandragola</em>, la più bizzarra e satirica tra le commedie scritte da Niccolò Machiavelli.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">L’occasione fu offerta dai festeggiamenti per le nozze di Lorenzo di Piero de’ Medici, nipote di papa Leone X, e che ad Amboise aveva sposato Madeleine de La Tour d’Auvergne. I solenni festeggiamenti, durati tre giorni, avevano un ruolo simbolico e politico, motivo per cui fu scelta proprio la commedia machiavelliana, composta al fine di riconquistare la simpatia della famiglia medicea.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La <em>Mandragola</em>, infatti, rappresenta un’allegoria politica, che oltrepassa notevolmente i canoni della commedia semplice rinascimentale. Si tratta di una magistrale sintesi tra cultura umanistica e cultura volgare, attraverso una sintesi di elementi che contraddistingue il genio squisitamente umanistico dell’autore. E’ una commedia divertente e paradossale: rientrando nel genere comico, la storia ruota intorno ad una beffa amorosa, una trama piuttosto anomala per le commedie del tempo, anticipando una graduale dissacrazione dei valori tradizionali. Nonostante la comicità che attraversa ogni atto, tutto risulta perfettamente realistico e verosimile, all’interno di una commedia che, in quanto specchio fedele della realtà, è pervasa da un costante alone di tragicità. Questa contaminazione quasi naturale tra elemento comico e tragico, è per Machiavelli l’emblema della vera politica, teatro dei comportamenti sociali degli uomini, in un’antropologia del potere scissa da ogni contaminazione morale. L’azione dell’uomo, basata sull’utile e sul piacere, non va letta alla luce di un bene o di un male superiore: va semplicemente accolta in quanto tale, come unica vera realtà.</span></p>
<p><em>palazzo medici riccardi Firenze , via Cavour Firenze, palazzo storico Firenze, residenza famiglia Medici Firenze, palazzo cinquecentesco , abitazione Medici 1500 Firenze, architettura rinascimentale Firenze , umanesimo e rinascimento fiorentino , Brunelleschi e Michelozzo , a due passi dal Duomo, cappella dei magi , affreschi Firenze Rinascimento , sviluppo pensiero filosofico Rinascimento Firenze, circolo culturale Firenze , storia dell’arte Firenze , Mandragola Machiavelli , nozze Medici Firenze, Lorenzo di Piero de’ Medici , festeggiamenti matrimonio Medici , museo Riccardi , David Michelangelo </em></p>
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		<title>Pessimismo esistenziale e relativismo storico. I Ricordi di Guicciardini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2019 15:15:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pessimismo esistenziale e relativismo storico. I Ricordi di Guicciardini Ricordo 125: “E filosofi e teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie: perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Pessimismo esistenziale e relativismo storico. I <em>Ricordi</em> di Guicciardini</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo 125: “<em>E filosofi e teologi e tutti gli altri che scrutano le cose sopra natura o che non si veggono, dicono mille pazzie: perché in effetto gli uomini sono al buio delle cose, e questa indagazione ha servito e serve più a esercitare gli ingegni che a trovare la verità</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nella Firenze medicea nel 1483, Francesco Guicciardini fu un brillante giurista e intellettuale fiorentino, acuto osservatore della natura umana in tutti i suoi aspetti più profondi. Durante gli anni della sua carriera diplomatica ebbe modo di dimostrare le sue doti nell’arte della politica, pur differenziandosi, negli scritti e nei principi, dal padre della scienza politica moderna, Niccolò Machiavelli. Nel 1513, dopo essere stato in Spagna come ambasciatore presso Ferdinando, tornò a Firenze, dove da poco si era ristabilita la supremazia dei Medici. Iniziarono per Guicciardini gli anni più intensi della sua attività politica. Fu nominato da papa Leone X, nel 1521, Commissario generale dell’esercito pontificio. Nel 1523, papa Clemente VII lo nominò presidente della Romagna, assegnandoli il difficile compito di controllare e una regione da lungo tempo attanagliata dalle lotte di potere tra le potenti famiglie locali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, nonostante il grande impegno e responsabilità con cui Guicciardini si impegnò sempre nella sua attività politica e nelle cariche pubbliche che ricoprì, la fortuna volse in altra direzione, quando, nel 1527, la signoria medicea cadde nuovamente, e i Medici vennero allontanati da Firenze, con la conseguente restaurazione della Repubblica. Il susseguirsi di eventi politici sfavorevoli portarono Guicciardini ad una repentina disgrazia, accompagnata dal sospetto che suoi concittadini nutrivano nei suoi confronti a causa dalla sua amicizia con i papi di discendenza medicea. Ripercorrendo in parte le stesse vicissitudini che erano toccate in sorte, prima di lui, a Machiavelli, rimasto escluso dall’attività politica, si ritirò a vita privata nella sua villa di Finocchieto, vicino Terni, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita, fino alla morte nel maggio del 1540.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante, dal punto di vista storiografico, molti sono gli eventi che accomunano Guicciardini al destino di Machiavelli, dal punto di vista letterario sono molti gli elementi che li differenziano. A differenza dell’autore dei trattati politici e delle leggi immutabili che governano il destino degli stati, in Guicciardini non è possibile ricostruire un vero e proprio sistema organico di dottrine in termini di filosofia della storia o di scienza della politica. Il motivo può essere rintracciato nella sua stessa impostazione di pensiero: egli, infatti, crede nell’infinita varietà e caducità delle cose, nel loro caotico susseguirsi senza <em>ratio</em>, rendendo impossibile ogni sforzo dell’intelletto umano volto a decifrarne leggi immutabili e universali. Lo scetticismo che sottende in tutte le sue opere, si manifesta nel culto per il <em>particulare</em> rispetto all’universale, che lo conduce ad abbracciare una prospettiva di pensiero fondamentalmente pessimistica, sulla base dell’inafferrabilità dell’essenza intima della storia, e dell’impossibilità di una razionalizzazione e quindi previsione degli eventi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera che meglio rappresenta la personalità enigmatica di Guicciardini è <em>Ricordi</em>. Scritti in un arco di tempo piuttosto ampio, che va dal 1512 al 1530, permettono di seguire i successivi sviluppi del pensiero politico e ideologico dell’autore. La prima redazione, del 1512, rappresenta una forma embrionale dell’opera, non ancora perfettamente compiuta. Si tratta per lo più di abbozzi di pensieri, con la forma della riflessione sporadica e occasionale, quasi privata. Nella seconda redazione, risalente al 1525, si assiste ad un graduale allontanamento dal fatto contingente, dove le singole riflessioni politiche vengono ricondotte all’interno di leggi psicologiche. Frutto di regressione ideologica, accresciuta delle frustrazioni personali in seguito ai nefasti avvenimenti del 1527, la terza ed ultima redazione, del 1530, esprime il desiderio, da parte di Guicciardini, di ricondurre l’ampia varietà degli scritti ad una struttura generale di carattere conclusivo, espressione dell’atteggiamento contemplativo e riflessivo proprio di colui che è costretto a ritirarsi dalla vita attiva e a ricoprire il ruolo di osservatore distaccato. Prevalgono quindi riflessioni di carattere generale sulla condizione umana, dove l’allontanamento del tema politico è espressione di un particolare atteggiamento speculativo di fronte alla realtà, ponendo un’incolmabile distanza tra lo scrittore, inerme dinanzi alla storia, e quegli stessi avvenimenti che lo videro protagonista sulla scena politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una costante dei <em>Ricordi</em> è la consapevolezza della precarietà della condizione umana, una precarietà esistenziale che l’autore ha avuto modo di sperimentare in prima persona in diverse occasioni, in un universo dominato da forze insondabili. Ricordi 126; 179: “<em>[…] perché la natura delle cose del mondo è in modo che è quasi impossibile trovarne alcuna che in ogni parte non vi sia qualche disordine e inconveniente</em>.” “<em>[…] non essendo più el mondo e e prìncipi fatti come doverrebbono, ma come sono</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo complesso, l’opera esprime l’immagine di un uomo ferito nelle sue motivazioni profonde, con il crollo di ogni illusione politica e il distacco di colui che preferisce osservare in silenzio, e che tuttavia persegue instancabilmente quella che è la ricerca della verità storica e fattuale, senza ricadere nella sfera dell’irrazionale propria dell’etica cristiana. I <em>Ricordi</em> costituiscono il resoconto di tutte le esperienze che Guicciardini ha acquisito durante gli anni del suo attivismo politico, pur alla luce del fallimento di ogni iniziativa riformistica a Firenze.</p>
<p style="text-align: justify;">Per l’intima natura dell’opera, così come impostata e voluta da Guicciardini, sarebbe erroneo considerare i <em>Ricordi</em> come ammonimenti funzionali al successo politico, come invece fu il <em>Principe</em> di Machiavelli. Il primato della <em>praxis</em>, rispetto alla teoria, radicalizza il relativismo moderato di Machiavelli in un relativismo assoluto, volto più a liberare e interpretare la realtà, piuttosto che a classificarla e rinchiuderla in categorie tassonomiche statiche e concluse.</p>
<p style="text-align: justify;">Il costante rifiuto degli <em>exempla,</em> della regola e dell’universale, lo scetticismo nei confronti dei tentativi di previsione del futuro politico, e il conseguente rifiuto di una eccessiva teorizzazione della storia e della politica, fanno dell’opera guiccirdiniana l’espressione di una riflessione sciolta da ogni fine pratico, inaugurando un genere letterario nuovo, senza precedenti nel panorama della letteratura occidentale del 1500. Ricordo 117: “<em>E’ fallacissimo el giudicare per gli essempli, perché, se non son simili in tutto e per tutto, non servono, conciosia che ogni minima varietà nel caso può essere causa di grandissima variazione nello effetto: e el discernere queste varietà, quando sono piccole, vuole buono e perspicace occhio</em>.”</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Guicciardini a Firenze , commissario generale esercito pontificio , umanisti a Firenze , intellettuali fiorentini , Rinascimento fiorentino , autori antichi fiorentini , Guicciardini e i Medici , Guicciardini e Machiavelli , politico e intellettuale fiorentino , sviluppo pensiero rinascimentale Firenze , filosofia della storia Firenze , scienza della politica Firenze , politica fiorentina duranti signoria medicea , riflessione sulla condizione sociale di Firenze , Firenze e gli intellettuali del Rinascimento , politici del Rinascimento fiorentino , trattato politico Firenze , Ricordi guicciardiniani , storia politica Firenze rinascimentale. </em></p>
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		<title>Il Trecento fiorentino. Firenze ai tempi di Dante</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jul 2019 15:20:43 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Nel 1200, l’intera regione Toscana, in generale, e la città di Firenze, in particolare, si trovava ad essere una realtà particolarmente soggetta a divisioni e frazionamenti, sia dal punto di vista politico, che dal punto di vista sociale e linguistico. Una città divisa, caratterizzata da un potere non centralizzato e soggetta a improvvisi mutamenti, si manifestava innanzitutto come centro disordinato e debole, in balia degli eventi contingenti, soggetta dunque a numerose criticità interne. Questa era appunto la Firenze per come appariva ai tempi del Poeta, dove l’oligarchia dei potenti e dei ricchi, che regnavano nel XI secolo, non comportava alcuna convivenza pacifica, generando forti contrasti e antagonismi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">In particolare, nell’anno di nascita di Dante, il 1265, Firenze stava attraversando un momento particolarmente complesso, all’interno di un’evoluzione e di un dinamismo che mutano continuamente l’assetto socio-politico della città: la vittoria delle truppe ghibelline, guidate da Manfredi, figlio di Federico II di Sicilia, ha portato la disfatta e l’allontanamento delle truppe guelfe. Tuttavia, nel 1266, in seguito all’improvvisa morte di Manfredi, si riaccese la speranza del ritorno a Firenze da parte delle truppe guelfe.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Papa Clemente IV si impegnò affinché guelfi e ghibellini potessero convivere in città in modo pacifico, assicurando alle due fazioni nemiche un eguale trattamento sociale e pari peso politico. Nonostante l’apparente equilibrio tra le due forze, Firenze era perlopiù dominata dalla parte Guelfa, che si assicurò il dominio economico e politico della città.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Verso la fine del XIII secolo, Firenze era comunque una realtà profondamente lacerata al suo interno: con l’aumentare della supremazia della fazione dei guelfi, cresceva di pari passo il malcontento del ceto nobile, costituito dai più emergenti mercanti fiorentini delle Arti Maggiori, che da sempre erano in contrasto con il ceto popolare delle Arti Minori. Tali dissidi comportavano infinite molte tensioni, alimentate dalla consapevolezza dell’impossibilità di una riconciliazione pacifica tra le parti. Nel 1293 fu emanato un provvedimento di carattere filopopolano, che prevedeva l’esclusione dei nobili dalla maggior parte delle cariche politiche e, al tempo stesso, l’accesso a quelle medesime cariche da parte di coloro che, nel ceto medio della popolazione, fossero iscritti ad una delle Arti. Ebbe così inizio la carriera politica di Dante, che, non appartenendo propriamente al ceto magnatizio, apparteneva all’Arte dei Medici e Speziale.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Questi furono anni molto particolari per Firenze, in cui la città, soggetta a controversie politiche, conobbe profonde variazioni; una di queste investì lo sviluppo urbanistico, attraverso l’ampliamento delle antiche mura cittadine, risalenti all’epoca romana di Carlo Magno, che fino ad allora erano state il simbolo di una realtà circoscritta, chiusa nei suoi principi morale e nelle sue leggi ben definite. Con la progressiva annessione di nuovo territori, venivano introdotti nella città elementi sociali eterogenei, che finirono per contaminare l’ordine originario, comportando una rapida variazione nell’assetto sociale della popolazione, dimostrato dal repentino involgarimento dei costumi.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Dopo la cacciata dei Ghibellini, la Firenze guelfa si divise ulteriormente in due schieramenti: i Guelfi Bianchi, di cui fece parte il Poeta, capeggiati dalla famiglia dei Cerchi, e che guardavano con simpatia i Ghibellini esiliati, e i Guelfi Neri, capeggiati dalla famiglia Donati, di ascendenza filopapale. La complessa realtà storica vissuta da Dante non è altro che il rispecchiamento dell’antica rivalità fiorentina, che vedeva contrapporsi la vecchia aristocrazia e la nascente borghesia affarista.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Con l’affermarsi della fazione dei Neri, i Bianchi persero ogni controllo e carica pubblica, venendo allontanati dalla città. Lo stesso Dante, accusato di corruzione e baratteria, fu costretto a ritirarsi in esilio, abbandonando l’amata Firenze.</span></p>
<p><a href="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/07/Firenze-e-Dante2.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-1060 aligncenter" src="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/07/Firenze-e-Dante2.jpg" alt="" width="514" height="280" srcset="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/07/Firenze-e-Dante2.jpg 514w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/07/Firenze-e-Dante2-230x125.jpg 230w" sizes="auto, (max-width: 514px) 100vw, 514px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">I complessi giochi di potere, che attanagliavano Firenze, così come l’intero panorama italiano,  a cavallo tra il XIII e XIV secolo, sono più volte descritti dall’Alighieri nella <em>Commedia</em>. Nel VI Canto del <em>Purgatorio</em>, infatti, si legge:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>“</em><em>Ahi, serva Italia, di dolore ostello,<br />
</em><em>nave senza nocchiere in gran tempesta<br />
</em><em>non donna di provincie, ma bordello.”</em><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quella che Dante si era visto costretto ad abbandonare era una città ormai profondamente corrotta dall’insaziabile desiderio di potere, tradendo tutte le attese del Poeta, a favore invece di un crescente interesse per la ricchezza, a discapito della correttezza e dell’onestà. Lucro, potere e tradimento corrispondevano ai tre grandi vizi della società fiorentina di inizio Trecento.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">All’immagine di una Firenze concreta, così come vissuta e descritta da Dante, una città lacerata, sprofondata nel vizio e nella corruzione dilagante, si può contrapporre la Firenze che l’Alighieri sognava: si trattava di una realtà quasi utopica, divenuta ormai irrealizzabile in seguito ai sanguinosi eventi che ne hanno contraddistinto gli anni da lui vissuti. La Firenze desiderata è quella che Dante, nella <em>Commedia</em>, lascia descrivere ad un suo trisavolo, Cacciaguida, vissuto nel XI secolo e morto nella seconda Crociata in Terrasanta. Così risuonano le sue parole, nel XV Canto del <em>Paradiso</em>:</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>“</em><em>Fiorenza dentro da la cerchia antica,<br />
</em><em>ond’ella toglie ancora e terza e nona,<br />
</em><em>si stava in pace, sobria e pudica.<br />
</em><em>Non avea catenella, non corona,<br />
</em><em>non gonne contigiate, non cintura<br />
</em><em>che fosse a veder più che la persona.”</em></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Quella descritta da Cacciaguida è una realtà onesta e virtuosa, priva di invidie e di sopraffazioni, dove alla vanità e all’inutile sfarzo si preferisce l’austerità e la morigeratezza. La Firenze dantesca era invece caratterizzata esclusivamente dall’arte del guadagno e del predominio politico, elementi che, in un brevissimo arco di tempo, fecero della città il più importante centro economico dell’Europa medievale.</span></p>
<p><em>Dante a Firenze , Firenze all’epoca di Dante , 1200 Firenze, 1300 Firenze , storia antica Firenze , storia politica Firenze medievale , Firenze nel Medioevo , storia medievale fiorentina, centro di Firenze e fazioni politiche , partiti storici fiorentini , lotte interne Firenze , guelfi e ghibellini , neri e bianchi , Dante e i guelfi , arti maggiori e arti minori Firenze , corporazioni antiche fiorentine , Dante Purgatorio , Dante Paradiso , Cacciaguida , profezia futura su Firenze , Firenze ideale , lotte intestine Firenze , lotte di potere Firenze. </em></p>
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		<title>Una traccia di un passato glorioso. La torre di San Niccolò</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2019 13:17:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La torre di San Niccolò, situata in Piazza Poggi, nel cuore dell’Oltrarno, costituisce una delle antiche porte di accesso al centro di Firenze, facendo parte della cinta muraria risalente al XII secolo, che un tempo circondava l’intera città, in funzione di difesa da attacchi esterni, e per regolare e sorvegliare l’accesso all’interno del centro urbano. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La torre di San Niccolò, situata in Piazza Poggi, nel cuore dell’Oltrarno, costituisce una delle antiche porte di accesso al centro di Firenze, facendo parte della cinta muraria risalente al XII secolo, che un tempo circondava l’intera città, in funzione di difesa da attacchi esterni, e per regolare e sorvegliare l’accesso all’interno del centro urbano.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Intorno al 1860, quando Firenze divenne capitale d’Italia, le antiche mura furono abbattute, al fine di permettere l’ampliamento urbanistico; questa maestosa torre è l’ultima traccia dell’immensa struttura muraria medievale e costituisce una costruzione di fondamentale importanza per comprendere pienamente la storia e il vissuto della città. Costruita nel 1324, quella di San Niccolò è l’unica tra le antiche porte ad aver conservato la sua struttura originaria, fatta eccezione per i merli guelfi di forma rettangolare della sommità della torre, eseguiti nel XIX secolo. Di particolare interesse è il fatto che questa porta è l’unica che ha mantenuto la sua altezza, per un totale di 45 metri circa, e di non essere stata accorciata nel corso del tempo.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Tutte le altre porte della città, infatti, hanno subito la cosiddetta “scapitozzatura”, ovverossia il taglio della parte superiore della torre al fine di abbassarne l’altezza, per evitare di essere colpite e distrutte dai colpi delle artiglierie. La parte posteriore della torre, con il lato rivolto verso il centro cittadino, ospita tre arcate aperte su un lato, posizionate in punti strategici, che rappresentano delle piccole stanze dove alloggiavano i soldati di guardia, con lo scopo di monitorare i movimenti esterni e di segnalare eventuali avvicinamenti alla città.Il fianco anteriore, invece, è liscio e compatto, realizzato in modo da non consentire alcun punto di riparo per nemici e avversari.Il lato rivolto in direzione della collina conserva alcuni stemmi tipici dell’antica Repubblica fiorentina, mentre sull’arco della porta si può osservare l’affresco della Madonna col Bambino, dove la Vergine, posizionata al centro dell’immagine, è accompagnata da San Giovanni Battista, patrono della città di Firenze, e da San Niccolò di Bari, patrono del rione nel 1300.Attraverso un articolato gioco di cunicoli e di scale, di gradini e di terrazzamenti, progettato e realizzato dall’architetto fiorentino che conferisce il nome alla Piazza, Giuseppe Poggi, la torre di San Niccolò costituisce uno dei principali punti di accesso alle rampe verso Piazzale Michelangelo.</span></p>
<p><span style="color: #000000;"><em>Firenze, Cosa vedere Firenze, Dove andare Firenze, Storia Firenze, Firenze cosa vedere in centro, Firenze da vedere, Firenze Museo, cosa vedere Firenze, Dove andare a Firenze, Musei Firenze, Musei storici di Firenze, Visit Firenze</em></span></p>
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		<title>Un assaggio di “mare” nel centro di Firenze: la Spiaggetta sull’Arno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Ceccherini]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2019 14:22:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno dei luoghi maggiormente frequentati dai fiorentini durante le calde giornate estive è sicuramente la Spiaggetta, così chiamata per le sue caratteristiche e per la paesaggistica che propone. La Spiaggetta rappresenta un’evasione dalla vita caotica e dal caldo presente in città: è infatti un luogo esclusivamente estivo, dove è possibile accedere da maggio fino alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Uno dei luoghi maggiormente frequentati dai fiorentini durante le calde giornate estive è sicuramente la Spiaggetta, così chiamata per le sue caratteristiche e per la paesaggistica che propone.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">La Spiaggetta rappresenta un’evasione dalla vita caotica e dal caldo presente in città: è infatti un luogo esclusivamente estivo, dove è possibile accedere da maggio fino alla metà di settembre, situata sulla sponda dell’Arno, adiacente a Piazza Poggi, in Oltrarno, proprio ai piedi dell’antica Torre si San Niccolò.</span><br />
<span style="color: #000000;"> Questo piccolo lido, nel pieno centro della città, completamente inserito in un contesto residenziale costituito da ville e imponenti palazzi storici, presenta una superficie sabbiosa, molto simile alla sabbia che ricopre le coste della nostra penisola, e riproduce perfettamente tutti i comfort di uno stabilimento balneare.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze.jpeg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-1046" src="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze.jpeg" alt="" width="1024" height="681" srcset="https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze.jpeg 1024w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze-230x153.jpeg 230w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze-768x511.jpeg 768w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze-696x463.jpeg 696w, https://firenze.news/wp-content/uploads/2019/06/Estate_a_Firenze_Tintarella-Arno-Spiaggetta-Firenze-632x420.jpeg 632w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">E’ possibile noleggiare sdraio e lettini, riposarsi sotto l’ombra di piccole strutture in legno allestite per l’estate, nonché rinfrescarsi con bibite e bevande all’interno del bar presente sulla spiaggia. Questa oasi fiorentina coniuga perfettamente relax e divertimento: ideale sia per coloro che desiderano rilassarsi sotto l’ombra degli ombrelloni, sia per gli amanti del sole e dell’abbronzatura, sia per famiglie e gruppi di amici, che desiderano organizzare picnic e giochi di gruppo. Vengono infatti organizzati molteplici eventi, come la gara delle costruzioni di sabbia o tornei di calcetto e beach volley.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;">Durante le serate estive, la terrazza, che si affaccia sulla Spiaggetta, propone aperitivi all’aperto a ritmo di musica dal vivo, avvolti dalla suggestiva atmosfera del tramonto sull’Arno e inseriti in uno dei più affascinanti contesti del cento storico di Firenze.</span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="color: #000000;"><em>spiaggetta, spiaggetta Firenze, estate spiaggetta Firenze, estate Firenze, estate Fiorentina, cosa fare estate Firenze, Firenze estate, luoghi ritrovo Firenze</em></span></p>
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